cos’è che si getta con ardore sulle cose, sulle persone, sugli eventi, che arriva con le vene a bruciare, la fame di vivere, voglioso, l’ingombrante voracità dello stare con i pori aperti, ma poi resta impalpabile come trasparente, inesistente, sottile come un velo, non cambia le cose, le persone, gli eventi, non li tocca e non riesce a farne parte o a intesserci un legame, inutile e senza un valore?
io, sono io.
sono passata di fronte al mio ex-liceo, sabato, ho visto un gruppo di studenti uscire dal cancello, ho pensato che non sono mai riuscita a sentirmi parte.
Ma questa volta ho pensato non “a un gruppo”, ma proprio “a una situazione”, dentro la realtà.
Io potrei dire che è per la tendenza a razionalizzare, e potrei chiamarla addiritura saggezza, nel vedermi da fuori, da non lasciarmi prendere dalle basse passioni.
Oppure la tendenza irrefrenabile di sfuggire alla gravità attraverso quei… voli pindarici, per non soffrire troppo, ma nemmeno godere.
Ma ho l’impressione che siano cavolate.
Qualcuno la chiama assenza di “grounding”.
A volte passo, ti trovo, e ti trovo viva.
Non respirante. Vitale.
e ti abbraccio col pensiero
leggo il post, leggo il commento di giul, e penso che mi mancano molto le email che ci mandavamo.
erano una cosa molto bella, che non ho ritrovato più, con nessuno.
vorrei capire di più quello che lasci intendere in questo post.
quando vuoi sono qui, lo sai.
un abbraccio a tutte e due.