non ho fame, o freddo, mentre cammino a pancia vuota nel ghiaccio d’acqua dopopranzo. voglio Lui, solo Lui, ecco cos’ho; Lui che mi pesta il viso e il mio piccolo bagaglio da deridere, ma che mi spinge avanti e dentro me stessa, perché non è un uomo che mi manca, mi manco io, manco nei miei buchi e nelle voragini e nelle crepe di una vita. ti odio ti odio ma sei un confronto da privilegiati e quando non ci sarai ci sarò meno anch’io.
e tu, che non lo capisci da solo, non lo vuoi capire o non ci arrivi, e mi tocca allora scoperchiarmi il dolore, e farla io questa cosa, che in effetti è partita da me e solo a me tocca. sei una cosa passata, vivo di ricordi anche se sei accanto, sei passato come l’Inter di Radiofreccia che non tornerà, forse ce ne sarà un’altra bella in maniera diversa, ma non la stessa, e sei passato, e fa male, e quando mi deciderò a lasciarci andare, e a lasciare questo dolore rinnegato, forse sarà un boccone in meno di casino.