I rapporti – Niccolò Fabi
e pensare che alle volte sembra ci imprigionino
e pensare che altre volte invece non ci bastano
I rapporti – Niccolò Fabi
e pensare che alle volte sembra ci imprigionino
e pensare che altre volte invece non ci bastano
Alda Merini muore. L’amore è atroce, anche se lei lo cantava, ci credeva davvero, lo viveva e amava a sua volta; ma l’amore è atroce.
Juliette Binoche in Chocolat,
e Jeanne Moureau in Jules et Jim,
mi fanno innamorare (ma questo è l’amore che fa bene).
Jeanne Moreau per i suoi vestiti,
Juliette Binoche per tutta sé stessa, per i dettagli, per il vento del nord.
In questo mese ho guardato tre film direttamente volati in top list, il terzo è Full Metal Jacket, per i primi quaranta famosi minuti, certo, ma anche per Joker, che si porta in testa un elmetto con sù scritto Born to Kill, ma al petto il simbolo della pace; e poi per certe inquadrature che si capisce perché, diciamocelo, Kubrick prima del regista facesse il fotografo.

cos’è che si getta con ardore sulle cose, sulle persone, sugli eventi, che arriva con le vene a bruciare, la fame di vivere, voglioso, l’ingombrante voracità dello stare con i pori aperti, ma poi resta impalpabile come trasparente, inesistente, sottile come un velo, non cambia le cose, le persone, gli eventi, non li tocca e non riesce a farne parte o a intesserci un legame, inutile e senza un valore?
io, sono io.
non ho fame, o freddo, mentre cammino a pancia vuota nel ghiaccio d’acqua dopopranzo. voglio Lui, solo Lui, ecco cos’ho; Lui che mi pesta il viso e il mio piccolo bagaglio da deridere, ma che mi spinge avanti e dentro me stessa, perché non è un uomo che mi manca, mi manco io, manco nei miei buchi e nelle voragini e nelle crepe di una vita. ti odio ti odio ma sei un confronto da privilegiati e quando non ci sarai ci sarò meno anch’io.
e tu, che non lo capisci da solo, non lo vuoi capire o non ci arrivi, e mi tocca allora scoperchiarmi il dolore, e farla io questa cosa, che in effetti è partita da me e solo a me tocca. sei una cosa passata, vivo di ricordi anche se sei accanto, sei passato come l’Inter di Radiofreccia che non tornerà, forse ce ne sarà un’altra bella in maniera diversa, ma non la stessa, e sei passato, e fa male, e quando mi deciderò a lasciarci andare, e a lasciare questo dolore rinnegato, forse sarà un boccone in meno di casino.
Lui fa soffrire me,
io faccio soffrire l’altro.
Ci regaliamo tristezze a vicenda in questo mondo
di tutto e tutti
ma attenzione a quando mi innamoro di qualcuno perché
ha ciò che non ho io, perché
tappa i miei buchi e allora credo che sia l’uomo per me
lo vorrei per darmi una felicità, una soddisfazione intima che
non mi so dare;
no, ai buchi devo lavorarci da sola, o principalmente da sola.
M’innamoro di qualcuno che ha ciò che vorrei avere? (un talento artistico, una voce stupenda, o l’energia del vivere, ad esempio)
* Fabrizio De André
nello stomaco suonano i jambé a centinaia
(descrizione della malinconia).
vorrei correre di continuo per non sentire
ma non è sano;
allora vorrei piombare sul letto e restarci inerme
ma neanche questo è sano;
dà noia dover fare la via di mezzo, quella giusta
comportarsi bene
per un film, è tanto che non lo sentivo; la Meglio Gioventù, e il Grande Sogno, tutto questa settimana.
E non è mica per la storia sociologica, o il ‘68, o i simboli di qualcosa, o per la spiegazione storica; è per i personaggi. Mi hanno fatto bruciare d’interesse il petto, la testa, i canali di riproduzione. Ognuno di loro rappresenta qualcosa che sento vicino o che, al contrario, non sono ma avrei voluto essere. Sono uscita da entrambe le visioni febbricitante e, oso dire, felice, felice che esistano nel cinema. E averle viste a ridosso l’una dall’altra, per caso, è stato ancora più incisivo.
stanotte non ho dormito, chiedendomi i miei buchi e cosa dovrei farci. (tristezza)
da qualche parte bisogna cominciare
Qualcuno che mi fotografi, per una volta, fotografi me, e non essere sempre io a illuminare della miglior luce gli altri, a immortalarli al meglio che riesco perché abbiano un ricordo (che cerco più originale e pulito possibile) del momento e del luogo e dell’afflato. Qualcuno che prenda l’iniziativa verso me, e non solo verso se stesso, o essere sempre io ad amare gli altri. (forse non ho abbastanza bellezza in me).
Mi sento Nanni Moretti quando dice che lui non balla mai, guarda gli altri ballare; io li guardo e li racconto in un quaderno tutto mio, o in una pellicola digitale, ma spesso non ballo, e mi sento bloccata, e non so perché; perché mi passa solo con i mojito in corpo, ultimamente, ma è triste, a suo modo molto triste.
Il curry, felicità.
“La fortuna di On the road sta infatti in un indizio, un’indicazione stradale, appunto, che prima o poi abbiamo cercato e cerchiamo ancora nelle nostri notti intrappolate da una metropoli, da un’ansia, una malinconia. “
(Giorgio Terruzzi)